14. Perché i cattolici affermano che Maria di Nazareth è la Madre del Creatore?
Tra i titoli con i quali i cattolici si rivolgono alla Vergine Maria di Nazareth ce n'è uno che può apparire particolarmente sorprendente a un credente musulmano: «Madre del Creatore». È un’espressione che, se ascoltata senza conoscere il significato che la Chiesa le attribuisce, potrebbe sembrare addirittura contraddittoria. Dio è il Creatore di tutto ciò che esiste: come può una creatura umana essere chiamata «Madre del Creatore»?
La domanda merita una risposta rispettosa e seria, soprattutto nel dialogo con un credente musulmano, perché cristianesimo e islam condividono una grande considerazione per Maria, pur presentando una differenza fondamentale riguardo a Gesù.
Nel Corano Maria, Maryam, occupa una posizione del tutto particolare. È presentata come una donna scelta da Dio e purificata, destinataria di una grazia speciale (Corano 3,42). Il testo islamico racconta inoltre l’annuncio della nascita miracolosa di Gesù e presenta Maria come colei che concepisce Gesù per una speciale azione divina (Corano 19,16-21; 21,91). Anche il Vangelo secondo Luca presenta Maria come una donna raggiunta dall’iniziativa di Dio: l’angelo Gabriele le annuncia che concepirà un figlio e le rivela che «lo Spirito Santo scenderà su di te» (Lc 1,35).
Su questo terreno esiste dunque un punto di contatto significativo: Maria non è considerata dalla fede cristiana una donna qualunque, e la nascita di Gesù non viene presentata come il risultato di un normale concepimento umano.
La differenza decisiva riguarda però l’identità di Gesù. Per la fede cattolica, Gesù non è soltanto un profeta, un uomo scelto da Dio o un messaggero particolarmente vicino a Dio. È il Figlio eterno di Dio fatto uomo. Il Vangelo secondo Giovanni apre il suo racconto con parole straordinarie: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1,1). Poco dopo afferma: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).
È proprio da questa verità che deve essere compreso il titolo «Madre del Creatore».
Il cristiano non crede che Maria abbia creato Dio. Sarebbe una contraddizione evidente. Dio è eterno, non ha inizio e non dipende da alcuna creatura. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) insegna che Dio è il Creatore e che tutta la creazione dipende da lui (CCC 279-301).
Il punto è un altro: il Figlio eterno di Dio, attraverso il quale tutto è stato creato, ha assunto realmente la natura umana nel grembo di Maria. San Giovanni afferma che «tutto è stato fatto per mezzo di lui» (Gv 1,3), mentre san Paolo proclama riguardo a Cristo: «tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui» (Col 1,16).
La stessa Persona che è il Creatore secondo la sua divinità è diventata realmente uomo nel grembo di Maria.
Per questo Maria è veramente madre di Gesù. Non è madre soltanto del corpo di Gesù, come se esistesse da una parte un uomo chiamato Gesù e dall’altra una Persona divina chiamata Figlio di Dio. La fede cattolica afferma che Gesù Cristo è una sola Persona, il Figlio eterno di Dio, che possiede la natura divina e ha assunto una vera natura umana (CCC 464-469).
Maria, dunque, è madre secondo la carne della Persona di Gesù Cristo. Non ha dato origine alla divinità del Figlio, perché il Figlio è eterno. Ha dato realmente a lui la natura umana che egli ha assunto da lei.
Per questo il Vangelo secondo Luca contiene una frase molto importante. Elisabetta, incontrando Maria, esclama: «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?» (Lc 1,43). Non sta semplicemente riconoscendo la maternità biologica di Maria. Sta riconoscendo il mistero di colui che Maria porta nel suo grembo.
La Chiesa ha espresso questa verità anche attraverso il titolo «Madre di Dio». Tale espressione non significa che Maria sia all’origine di Dio o che abbia generato la divinità. Significa che colui che ella ha generato è veramente il Figlio eterno di Dio divenuto uomo. Il Catechismo lo afferma con chiarezza: Maria è «veramente Madre di Dio» perché è madre del Figlio eterno del Padre, che ha assunto da lei la natura umana (CCC 495).
Da questa stessa verità deriva il titolo «Madre del Creatore», presente nelle Litanie Lauretane.
Per comprendere l’espressione si può ricorrere a un’immagine semplice. Una madre non crea l’anima del proprio figlio e non è l’origine ultima della sua esistenza. Eppure è realmente sua madre perché ha generato quella persona secondo la natura umana. Nel caso di Gesù il mistero è infinitamente più grande: colui che Maria genera come uomo è una Persona divina, il Figlio eterno.
La fede cristiana non cerca quindi di attribuire a Maria ciò che appartiene esclusivamente a Dio. Al contrario, cerca di custodire contemporaneamente due verità: Maria è una creatura umana e Dio solo è il Creatore; Gesù Cristo è veramente uomo e veramente Dio.
Il titolo «Madre del Creatore» protegge proprio questa seconda verità.
Se Gesù fosse soltanto un uomo, Maria sarebbe soltanto la madre di un uomo. Se invece Gesù è, come proclama il Vangelo, il Verbo eterno fatto carne, allora Maria è veramente madre di colui che, secondo la sua divinità, è il Creatore.
Il cristianesimo considera questa verità il cuore stesso dell’Incarnazione. Dio non rimane estraneo alla storia dell’uomo. Il Figlio eterno entra realmente nella storia, assume la nostra natura e nasce da una donna. San Paolo lo esprime in modo semplice e profondissimo: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» (Gal 4,4).
Maria diventa così il punto nel quale l’eternità entra nel tempo senza cessare di essere eternità. Il Creatore entra nella creazione senza cessare di essere il Creatore. Il Figlio di Dio diventa uomo senza cessare di essere Dio.
Per il cattolico, rivolgersi a Maria come «Madre del Creatore» significa quindi confessare anzitutto qualcosa riguardo a Gesù Cristo. È un titolo mariano che conduce necessariamente a Cristo. Maria non viene messa al posto di Dio e non diventa una divinità. La sua grandezza deriva interamente dal rapporto unico che Dio ha stabilito con lei.
Questo è evidente anche nelle parole che Maria stessa pronuncia nel Vangelo: «L’anima mia magnifica il Signore» (Lc 1,46). Maria non dirige l’attenzione verso se stessa come se fosse la fonte della propria grandezza. Riconosce che tutto ciò che è in lei proviene da Dio: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49).
Anche per questo il cattolico che recita «Madre del Creatore, prega per noi» non sta chiedendo a Maria di sostituirsi a Dio. Le chiede di pregare per lui. La preghiera cristiana rivolta a Maria è infatti profondamente diversa dall’adorazione riservata esclusivamente a Dio. Il Catechismo insegna che l’adorazione appartiene soltanto a Dio, mentre la particolare venerazione tributata a Maria deriva dal suo rapporto unico con Cristo (CCC 971; 2096-2097).
È una distinzione importante anche nel dialogo con un musulmano, perché permette di evitare un equivoco frequente: la devozione cattolica a Maria non significa credere che Maria sia una dea, né che esista una divinità femminile accanto al Dio unico. La fede cattolica è rigorosamente monoteista: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore» (Dt 6,4; cfr. CCC 200-202).
La differenza tra cristianesimo e islam rimane, naturalmente, radicale sul mistero di Cristo. Il cristiano confessa che Gesù è il Figlio eterno di Dio incarnato; questa è una verità che l’islam non accetta nello stesso modo. Il dialogo sincero non deve nascondere questa differenza. Il rispetto reciproco non richiede di cancellare le proprie convinzioni, ma permette di conoscerle senza caricature e senza attribuire all’altro ciò che egli non crede.
Proprio per questo parlare di Maria può diventare un’occasione preziosa di conoscenza reciproca. Un musulmano può riconoscere nel cristiano una persona che ama e onora Maria; il cristiano può riconoscere nel musulmano una persona che guarda a Maryam con rispetto e considera straordinaria la sua vicenda. Da questo punto di partenza è possibile spiegare con serenità perché per il cristiano Maria è «Madre del Creatore»: non perché una creatura abbia generato Dio, ma perché il Creatore stesso ha voluto diventare uomo e nascere da lei.
È un mistero che non pretende di essere ridotto a una formula semplicistica. Chiede invece di entrare nella logica dell’Incarnazione: Dio eterno si fa vicino all’uomo; il Figlio assume la nostra natura; una donna di Nazareth pronuncia liberamente il suo «sì» alla volontà divina: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38).
Per il cristiano, queste parole rappresentano una delle espressioni più alte della libertà umana davanti a Dio. Maria non è il Creatore, ma è la creatura che accoglie il Creatore nella propria vita in una maniera unica e irripetibile.
Ecco perché, quando un cattolico pronuncia le parole «Madre del Creatore», non sta confondendo Dio con una creatura. Sta proclamando il mistero di Gesù Cristo.
Sta dicendo che colui che Maria ha partorito a Betlemme è lo stesso Verbo attraverso il quale, secondo il Vangelo, «tutto è stato fatto».
Sta dicendo che il Creatore ha voluto entrare nella storia dell’uomo.
Sta dicendo, infine, che Maria è grande non perché abbia preso il posto di Dio, ma perché Dio ha compiuto attraverso di lei «grandi cose» (Lc 1,49).
Ed è proprio qui che il titolo «Madre del Creatore» trova il suo significato più profondo:
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