6. Che cosa significa davvero “Figlio di Dio”? Una spiegazione ai lettori musulmani

 

 Che cosa significa davvero “Figlio di Dio”?

  Una spiegazione ai lettori musulmani

di Carlo Silvano

Tra le espressioni che più frequentemente suscitano incomprensioni nel dialogo tra cristiani e musulmani vi è certamente il titolo attribuito a Gesù di “Figlio di Dio”. Per molti musulmani questa affermazione appare incompatibile con l’unicità di Dio. Il Corano rifiuta, infatti, con decisione che Allah abbia un figlio: «Non si addice ad Allah prendersi un figlio» (Corano 19,35); «Non ha generato e non è stato generato» (Corano 112,3). Se però si vuole comprendere davvero la fede cristiana, è necessario domandarsi anzitutto che cosa i cristiani intendano con questa espressione.

La Chiesa non ha mai insegnato che Dio abbia generato un figlio nel senso biologico o umano del termine. Un’idea del genere sarebbe incompatibile con la fede cristiana, che professa un Dio eterno, spirituale e trascendente. Quando il Nuovo Testamento chiama Gesù “Figlio di Dio”, utilizza un linguaggio che appartiene alla rivelazione divina e che descrive una relazione eterna, non materiale.

Sono gli stessi Vangeli a presentare questa verità. Al momento del Battesimo di Gesù nel Giordano, la voce del Padre proclama: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17). Le stesse parole risuonano durante la Trasfigurazione (Mt 17,5). Non sono gli uomini ad attribuire questo titolo a Gesù: è il Padre stesso che lo rivela.

Gesù, inoltre, parla di Dio in modo assolutamente unico. Egli dice: «Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo» (Mt 11,27). Non si presenta come un semplice profeta incaricato di trasmettere un messaggio, ma come Colui che vive da sempre nella perfetta comunione con il Padre.

Il Vangelo di Giovanni rende ancora più esplicita questa realtà. «In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1,1). Poco dopo aggiunge: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Gesù non diventa Figlio di Dio nel corso della sua vita: Egli lo è dall’eternità. La sua incarnazione non segna l’inizio della sua esistenza, ma l’ingresso del Figlio eterno nella storia umana.

Anche gli Apostoli comprendono progressivamente questa verità. Pietro, a Cesarea di Filippo, professa: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Gesù non corregge questa affermazione, ma dichiara che essa proviene da una rivelazione del Padre (Mt 16,17).

Le lettere apostoliche approfondiscono ulteriormente questo mistero. San Paolo scrive che Cristo è «immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione» (Col 1,15) e che «in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9). Nella Lettera ai Filippesi afferma che Gesù, «pur essendo nella condizione di Dio, non considerò un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo» (Fil 2,6-7). La Lettera agli Ebrei lo presenta come «irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza» (Eb 1,3).

Il Catechismo della Chiesa Cattolica riassume questo insegnamento affermando: «Gesù Cristo è il Figlio unigenito di Dio» (CCC 454) e precisa che tale titolo indica «la relazione unica ed eterna di Gesù Cristo con Dio suo Padre» (CCC 441-445). Egli è «generato, non creato, della stessa sostanza del Padre», come proclama il Credo niceno-costantinopolitano. La generazione del Figlio appartiene dunque alla vita eterna di Dio e non al tempo né alla materia.

Da questa verità deriva anche un’altra conseguenza fondamentale. Poiché Gesù è il Figlio eterno del Padre, Egli può rivelare pienamente chi è Dio. «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9). E ancora: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). Per il cristiano, dunque, conoscere Gesù significa conoscere il volto stesso di Dio.

Il Corano, pur riconoscendo a Gesù un posto di grande rilievo, propone una prospettiva differente. Gesù (ʿĪsā) è presentato come uno dei più grandi profeti, nato miracolosamente dalla Vergine Maria (Corano 3,45-47; 19,16-21), operatore di miracoli per volontà di Allah (Corano 5,110) e Messia inviato al popolo d’Israele. Tuttavia il Corano nega la sua divinità e respinge il titolo di Figlio di Dio (Corano 5,72-75; 9,30; 19,88-92). Per l’islam, attribuire a Dio un Figlio significherebbe compromettere la sua assoluta unicità.

È proprio qui che emerge una delle differenze più profonde tra cristianesimo e islam. I cristiani non credono che Gesù sia un uomo elevato alla dignità divina, ma che il Figlio eterno di Dio abbia assunto la natura umana. L’iniziativa parte da Dio, non dall’uomo. È il mistero dell’Incarnazione: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Comprendo che questa fede possa apparire difficile a un lettore musulmano. Tuttavia essa non può essere valutata partendo dall’idea che i cristiani attribuiscano a Dio una paternità fisica o biologica, perché la Chiesa ha sempre escluso una simile interpretazione. Il linguaggio della filiazione appartiene al mistero stesso della vita divina e descrive una relazione eterna di amore tra il Padre e il Figlio.

Per il cristiano, il titolo “Figlio di Dio” non diminuisce l’unicità di Dio, ma la manifesta pienamente. Dio non è una solitudine assoluta: è comunione eterna di amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ed è proprio il Figlio che, facendosi uomo, ha aperto all’umanità la possibilità di conoscere il Padre e di partecipare alla sua stessa vita.

Per questo motivo, il dialogo tra cristiani e musulmani non può limitarsi a confrontare parole apparentemente uguali. Occorre comprenderne il significato. Solo così è possibile rispettare realmente la fede dell’altro e affrontare con serietà le differenze che esistono. Per il cristiano, infatti, chiamare Gesù “Figlio di Dio” non significa attribuire un figlio umano a Dio, ma riconoscere che in Gesù si è manifestato il Verbo eterno, attraverso il quale il Padre ha rivelato definitivamente il suo volto e il suo amore per tutta l’umanità.


 

Commenti

Post popolari in questo blog

4. Gesù è morto sulla croce anche secondo il Corano?

15. La fede di Abramo e il cuore della fede cristiana: la Risurrezione di Cristo