1. Cristiani e musulmani pregano lo stesso Dio? Una risposta teologica oltre gli slogan
Cristiani e musulmani pregano lo stesso Dio?
Una risposta teologica oltre gli slogan
di Carlo Silvano
«Cristiani e musulmani pregano lo stesso Dio?». È una delle domande più frequenti nel dialogo tra le due religioni e, allo stesso tempo, una delle più difficili. La risposta dipende, infatti, dal significato che si attribuisce all’espressione “lo stesso Dio”. Una risposta semplicemente affermativa o semplicemente negativa rischia di essere incompleta.
Il Concilio Vaticano II, nella dichiarazione Nostra Aetate, afferma che «la Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra» (Nostra Aetate, 3). Lo stesso insegnamento è ripreso dal Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), che dichiara: «Il disegno della salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in primo luogo i musulmani, i quali, professando di tenere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale» (CCC 841).
Queste affermazioni costituiscono un punto fermo del magistero cattolico. La Chiesa riconosce che cristiani e musulmani intendono rivolgersi all’unico Dio creatore dell’universo e si richiamano entrambi alla figura di Abramo. Da questo punto di vista, non si può parlare di due divinità completamente distinte, come se i cristiani adorassero un dio e i musulmani un altro essere divino.
Tuttavia, questa constatazione non esaurisce la questione.
Per il cristianesimo, Dio si è rivelato pienamente in Gesù Cristo. «Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18). Gesù, inoltre, afferma: «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9) e «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). Ancora più esplicita è la sua dichiarazione: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6).
Per il cristiano, dunque, non è possibile conoscere pienamente Dio prescindendo da Cristo. Il Catechismo afferma infatti che «Gesù Cristo è il mediatore e la pienezza di tutta la Rivelazione» (CCC 65). Dio non è soltanto il Creatore onnipotente: è il Padre che si manifesta nel Figlio e comunica il proprio amore nello Spirito Santo. Questa è la fede trinitaria che costituisce il cuore del cristianesimo.
È proprio su questo punto che emerge la differenza fondamentale con l’islam. Il Corano respinge esplicitamente la Trinità e nega che Gesù sia il Figlio di Dio. Per l’islam, Gesù è uno dei più grandi profeti, nato da Maria Vergine, ma non è Dio incarnato né è morto sulla croce per la redenzione dell’umanità. La rivelazione cristiana del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo non viene quindi accolta.
Ne consegue una distinzione importante. Se per “pregare lo stesso Dio” si intende riferirsi all’unico Creatore di Abramo, la risposta del magistero cattolico è positiva. Se invece ci si domanda se cristiani e musulmani abbiano la medesima comprensione di chi sia Dio, la risposta è necessariamente negativa. Per il cristiano, infatti, Dio è inseparabile dalla rivelazione di Gesù Cristo e dal mistero della Santissima Trinità. Senza questa rivelazione, la conoscenza di Dio rimane, dal punto di vista della fede cristiana, incompleta.
Questo non significa disprezzare la fede musulmana. Al contrario, il Concilio invita al rispetto reciproco, alla collaborazione e alla mutua comprensione (Nostra Aetate, 3). Tuttavia, lo stesso Concilio ribadisce anche che la Chiesa «annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è “via, verità e vita” (Gv 14,6), nel quale gli uomini trovano la pienezza della vita religiosa» (Nostra Aetate, 2).
Il dialogo autentico non consiste nel cancellare le differenze, ma nel comprenderle. Dire che cristiani e musulmani condividono la fede nell’unico Creatore non equivale ad affermare che professino la stessa fede su Dio. Il cristianesimo confessa un Dio Uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo; l’islam professa l’assoluta unicità divina e respinge proprio gli elementi che per il cristiano costituiscono la rivelazione definitiva di Dio.
Per questo motivo, la formula «preghiamo lo stesso Dio» richiede sempre una spiegazione. Se viene pronunciata senza precisazioni, può indurre a pensare che le differenze teologiche siano secondarie. Eppure esse riguardano il cuore stesso della fede: la persona di Gesù Cristo, la Trinità, la Croce e la Risurrezione.
Il dialogo tra cristiani e musulmani sarà tanto più fecondo quanto più saprà unire due esigenze inseparabili: il rispetto sincero della persona e la chiarezza sulla propria fede. Il rispetto senza verità rischia di diventare confusione; la verità senza rispetto rischia di trasformarsi in contrapposizione. La tradizione cattolica invita, invece, a percorrere una terza via: quella della carità nella verità, nella convinzione che conoscere realmente ciò che l’altro crede rappresenti il primo passo verso un dialogo autentico e duraturo.
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Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul collegamento alla piattaforma della libreria Feltrinelli: Libri di Carlo Silvano presso la Feltrinelli



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